L’ECO DI DON BOSCO N. 2/2021 – ANNO CIV

Carissimi amici dell’Eco di Don Bosco

1. Un modo nuovo di comunicare

Non più cartaceo, l’Eco di Don Bosco in modo diverso è sempre presente senza legami di scadenze precise. Questa è la grossa novità, ma resta una voce amica che non vi dimentica.

Siamo nei 150 anni di vita dell’Opera Don Bosco di Sampierdarena…

Un ricordo di simpatia e di riconoscenza per il Maestro e Padre dei giovani. Forse un po’ ingiallita dal tempo te lo ricorda anche la foto di Don Bosco che porti nel portafoglio.

2. Che cosa fare per RICORDARE i 150 anni del Don Bosco di Genova?

Il 26 ottobre del 1871 il primo gruppo di Salesiani prendeva posto nella villa Oneto nella zona di Marassi, punto di appoggio per spiccare il volo verso Sampierdarena. Una villa in campagna non era adatta per un Ospizio di Arti e Mestieri per giovani in difficoltà. Lo disse lo stesso Don Bosco nell’atto di accettare la richiesta della San Vincenzo. Nel novembre del 1872 – un anno dopo – l’allegra brigata prende possesso del convento e della Chiesa dei teatini in Sampierdarena. Chiesa e convento mal ridotti e da aggiustare … e mancavano i mezzi, ma Don Bosco ha volato alto affrontando problemi apparentemente insolubili.

Don Bosco non era solo. Ricordiamo le parole del Santo pronunciate, nell’ultimo anno di vita, nella Basilica del Sacro Cuore a Roma? Rivedendo la sua vita come la realizzazione del sogno dei 9 anni … durante la celebrazione della Santa Messa nella Basilica del Sacro Cuore a Roma piange lacrime di gioia. Rivolgendosi ai Salesiani indica Maria Santissima e disse: “Ha fatto tutto Lei”. Alla Madonna era stato affidato dal personaggio ( Gesù) del Sogno per trovare il modo di trasformare giovani violenti e bestemmiatori in giovani festosi e allegri. Era il miracolo realizzato nel suo Oratorio … spirito oratoriano che vive in tutte le case salesiane.

3. Don Bosco e la Provvidenza

Il 26 ottobre Don Bosco invia Don Albera con due giovani salesiani , tre capi laboratorio e un cuoco a fondare un’Opera a Genova. La San Vincenzo di Borgo Incrociati aveva ottenuto a prezzo di 500 Lire l’affitto di villa Oneto nel declivio orientale della Val Bisagno. Al momento di partire Don Bosco raccomandò a don Albera di non darsi pensiero di niente e di riporre tutta la fiducia nel Signore. Gli chiese poi se avesse bisogno di qualcosa. “No, signor Don Bosco –rispose – La ringrazio , ho con me 500 Lire “. E don Bosco. “ Non è necessario tanto denaro. Non ci sarà la Provvidenza a Genova. Va’ tranquillo, la Provvidenza penserà anche a te”. Ritirò le 500 lire e gli lasciò una somma molto inferiore. E la Provvidenza non mancò.

Accompagnò l’opera che l’anno dopo si trasferì a Sampierdarena e sempre ha assistito l’Opera lungo i 150 anni. Potremmo dire che il Don Bosco è opera della Provvidenza.

4. Tornare alle radici

E’ una prima risposta al “che posso fare?” Un tornare che si coniuga al presente indicativo: torno col cuore sulle ali della fantasia agli anni dell’adolescenza passati al Don Bosco. A respirare quel clima che – per gli anziani ex allievi – era un misto di severità e di aria di famiglia. Va ricordato che il metodo preventivo si concretizza nel tempo che varia. I più giovani ricorderanno l’accoglienza, la serietà nello studio, l’allegria vissuta in quei campi verdi, le feste e l’incontro di persone che regalavano fiducia e stima. Forse è rimasto loro nel cuore qualche insegnante che ha maggiormente inciso nella propria crescita. Infine resta in tutti quel grappolo prezioso di valori che non mancano in un ambiente salesiano: casa che accoglie, cortile per giocare, chiesa per pregare. Forse si desterà in qualcuno la nostalgia della verde età della scuola Media e Scuola Superiore.

5. Due esempi di grandi ex allievi:

Umberto Eco scrive nell’Espresso del 15 novembre del 1891:

L’Oratorio “è la grande invenzione di Don Bosco. Don Bosco lo inventa, poi, lo esporta verso la rete delle parrocchie e dell’Azione cattolica, ma il nucleo è là, quando questo geniale riformatore intravede che la società industriale richiede nuovi modi di aggregazione , prima giovanile poi adulta, e inventa l’oratorio salesiano, una macchina perfetta in cui ogni canale di comunicazione, dal gioco alla musica, dal teatro alla stampa , è gestito in proprio su basi minime, e realizzato e discusso quando la comunicazione arriva da fuori (…) La genialità dell’Oratorio è che prescrive ai suoi frequentatori un codice morale e religioso, ma poi accoglie anche chi non lo segue. In tale senso il progetto di Don Bosco investe tutta la,società dell’età industriale (…) alla quale è mancato il suo “progetto don Bosco”e cioè qualcuno o gruppo con la stessa immaginazione sociologica, lo stesso senso del tempo, la stessa inventiva organizzativa. Al di fuori di questo quadro nessuna forza ideologica può elaborare un apolitica globale delle comunicazioni di massa, e dovrà limitarsi alla occupazione (spesso inutile e sovente dannosa) dei vertici dei grandi dinosauri. Che contano meno di quanto si crede”.

Interessante il commento che fa Piero Stella. Umberto Eco riflette nell’articolo la propria competenza di semiologo e vi riversa la memoria dei giorni trascorsi da ragazzo nell’Oratorio dei Salesiani di Don Bosco ad Alessandria tra gli anni della seconda guerra mondiale e il dopoguerra. Erano tempi l’Oratorio nella città era l’unico riferimento preferito. Erano anni in cui i Salesiani impegnati negli Oratorio avevano vivissima l’immagine del fondatore, canonizzato pochi anni prima.

Sandro Pertini

Scrive al suo amato maestro don Borella del collegio salesiano di Varazze: Il ricordo dei giorni trascorsi vicino a Lei tra codeste mura vive sempre, nel mio animo. Oggi comprendo che l’amore senza limiti che sento per gli oppressi per tutti i miseri ha cominciato a sorgere in me, vivendo in codesto porto di pace. La mirabile vita del loro Santo mi ha iniziato a questo amore … San Giovanni Bosco, come San Francesco di Assisi, ha amato come noi amiamo gli oppressi, i diseredati ed a costro tutta la sua nobile esistenza ha generosamente sacrificato (…). Che nostalgia di quel tempo spesso io sento!

(Lettere di Pertini a don Borella in Eco di Don Bosco, anno LXXV n.2 pag. 14.)

6. Qualcosa da fare insieme?

Penso e spero proprio di sì. A livello sportivo? Culturale? Ritrovarsi insieme nella speranza che nel frattempo il coronavirus sia scomparso? Il Centro Cultura il Tempietto dedicherà l’intero numero 24 della Rivista ai 150 anni del Don Bosco ( on line www.iltempietto.it)

Se nel 2021 il virus continuerà a perseguitarci potremo incontrarci in video conferenza.

7. I 100 dalla morte del “costruttore”… don Albera.

Stiamo pensando ai primi dieci anni di vita dell’Opera Don Bosco diretta da Don Paolo Albera che divenne il secondo successore di Bon Bosco … è tornato alla Casa del Padre 100 anni fa.

Se Don Bosco fondò l’Opera di Sampierdarena, don Albera la costruì. Scrive Don Guido Favini: “Non fu infatti inviato a continuare imprese da altri poste in cammino ma per immettere nelle opere salesiane uno corpo nuovo. Lo guida un’idea potente: rendere testimonianza all’altro, grazie al quale si è ciò che si è e si ha ciò che si ha. L’altro, ossia Don Bosco sta al sommo di ogni suo pensiero”. (Guido Favini, Don Paolo Albera. Le petit Don Bosco)

Don Alberto